Simulazione · Amministrative · aggiornato l'8 settembre 2026

Amministrative 2027: le grandi città al voto

Nella primavera del 2027 si rinnovano insieme i consigli eletti nell'autunno 2021, fra cui Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Trieste, e quelli eletti nel giugno 2022, fra cui Palermo, Verona, Padova, Parma, Messina, Catanzaro e L'Aquila: circa cinque milioni di elettori in un unico turno ordinario, che la legge colloca fra il 15 aprile e il 15 giugno.

Perché due tornate in una

La legge sul turno ordinario stabilisce che i consigli il cui mandato scade nel secondo semestre votino nella finestra primaverile dell'anno successivo: i comuni eletti nell'ottobre 2021, a causa dei rinvii pandemici, scadono nell'autunno 2026 e tornano alle urne nella primavera 2027, insieme a quelli eletti nel giugno 2022 il cui quinquennio termina nel primo semestre 2027. Ne risulta la tornata amministrativa più ampia del decennio, con quasi tutte le grandi città e con la possibilità, discussa dal governo, di un election day con le politiche anticipate.

I rapporti di forza proiettati

La tabella riporta per ciascuna città il sindaco uscente, il risultato dell'ultima elezione e il rapporto di forza fra i due blocchi nazionali proiettato dalla mappa con la media ponderata dei sondaggi più recente: per Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Palermo è la somma dei municipi del comune, calcolata sui risultati reali del 2022 per sezione; per Messina è il comune; per le altre città, in mancanza di dati comunali, è la provincia, che sovrastima il centrodestra rispetto al capoluogo, di norma più progressista del suo territorio. Il voto comunale è però una competizione a sé, dominata dalla figura del candidato, dalle liste civiche e dal ballottaggio: la proiezione misura il terreno di partenza, non l'esito.

CittàSindaco uscenteUltimo risultatoCSX / CDX proiettatiVantaggioUnità usata
RomaRoberto Gualtieri (centrosinistra)2021: ballottaggio 60,2% su Michetti52,3 / 35,3centrosinistra +17,0municipi del comune
MilanoGiuseppe Sala (centrosinistra)2021: primo turno 57,7%55,4 / 30,9centrosinistra +24,5municipi del comune
NapoliGaetano Manfredi (centrosinistra)2021: primo turno 62,9%68,3 / 21,7centrosinistra +46,6municipi del comune
TorinoStefano Lo Russo (centrosinistra)2021: ballottaggio 59,2% su Damilano57,2 / 30,3centrosinistra +26,9municipi del comune
BolognaMatteo Lepore (centrosinistra)2021: primo turno 61,9%64,6 / 23,9centrosinistra +40,7municipi del comune
TriesteRoberto Dipiazza (centrodestra)2021: ballottaggio 51,3% su Russo42,2 / 42,6centrodestra +0,4provincia (proxy)
PalermoRoberto Lagalla (centrodestra)2022: primo turno 47,6%57,7 / 30,0centrosinistra +27,7municipi del comune
VeronaDamiano Tommasi (centrosinistra)2022: ballottaggio 53,4% su Sboarina32,4 / 50,7centrodestra +18,3provincia (proxy)
PadovaSergio Giordani (centrosinistra)2022: primo turno 58,0%35,3 / 48,5centrodestra +13,2provincia (proxy)
ParmaMichele Guerra (centrosinistra)2022: ballottaggio 66,2% su Vignali47,6 / 39,2centrosinistra +8,4provincia (proxy)
MessinaFederico Basile (Sud chiama Nord)2022: primo turno 45,5%49,2 / 37,3centrosinistra +11,9comune
CatanzaroNicola Fiorita (centrosinistra)2022: ballottaggio 58,2% su Donato45,2 / 43,6centrosinistra +1,6provincia (proxy)
L'AquilaPierluigi Biondi (centrodestra)2022: primo turno 54,1%41,5 / 44,6centrodestra +3,1provincia (proxy)

Il quadro che ne emerge è di forte vantaggio per il centrosinistra nelle grandi città metropolitane, dove gli uscenti Gualtieri, Sala, Manfredi, Lo Russo e Lepore partirebbero da margini fra i 17 e i 47 punti sul voto di lista, ampiamente sufficienti a una riconferma al primo turno se ricandidati; Palermo è il caso più interessante, perché il comune proietta un vantaggio progressista di quasi trenta punti nel voto di lista mentre il sindaco uscente Lagalla è di centrodestra, ma nel 2022 il centrodestra vinse al primo turno anche grazie a un campo avverso diviso in tre candidature. Trieste, Catanzaro e L'Aquila sono le città in bilico, con scarti provinciali entro i tre punti; Verona e Padova mostrano il divario tipico fra una provincia veneta saldamente di centrodestra e capoluoghi che nel 2022 hanno eletto sindaci di centrosinistra, e per esse la proiezione provinciale va letta con particolare cautela. A Messina il fattore decisivo resta Sud chiama Nord, che con Basile vinse al primo turno e che la proiezione nazionale non può rappresentare. Le schede delle singole città, con candidati e sondaggi, saranno aggiunte man mano che le candidature si definiscono.

Le sei città con i dati per municipio

Per Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Palermo la proiezione può scendere sotto il livello comunale, perché per questi capoluoghi disponiamo dei risultati reali della Camera 2022 aggregati sezione per sezione sulle ripartizioni attuali: cinquantasei unità in tutto, dai quindici municipi romani ai sei quartieri bolognesi. Sono le sei città che votano nella primavera 2027 e per le quali esiste, insieme ai risultati, anche una geometria delle ripartizioni interne; per Genova e Firenze, pure ricostruite nella mappa nazionale, il voto comunale non è in calendario, mentre per Trieste, Verona, Padova, Parma, Catanzaro e L'Aquila mancano del tutto i dati infracomunali. Ogni mappa si legge in due modi: la coalizione in vantaggio, con l'intensità del colore proporzionale al margine, e il singolo partito più forte, che è cosa diversa e spesso più istruttiva, perché una ripartizione può essere saldamente progressista pur avendo Fratelli d'Italia o il Movimento 5 Stelle come primo partito. Il pannello laterale riporta il dettaglio dell'unità selezionata, e in assenza di selezione il totale comunale.

Roma

Il centrosinistra è avanti in tredici municipi su quindici e cede soltanto il VI, la Roma delle Torri, dove il centrodestra sale al 45,6%, e il XV di Cassia e Flaminia, dove il margine è di un punto e mezzo. La lettura per partito racconta però un'altra storia: Fratelli d'Italia è primo in otto municipi su quindici, dominando l'intera corona esterna da Ostia all'Aurelio a Monte Mario e vincendo anche a Centocelle, dove pure il campo progressista prevale di diciotto punti; il PD tiene l'anello centrale, dal Centro Storico all'Appia Antica e a Monte Verde, con il massimo del 32,0% nell'VIII. È l'immagine di un elettorato di sinistra distribuito fra tre o quattro liste e di un elettorato di destra concentrato su una sola, e spiega perché a Roma il primo partito e la coalizione vincente coincidano così di rado.

Roma · 15 municipi

Milano

Milano è la città più omogenea del gruppo: il centrosinistra prevale in tutti e nove i municipi e il PD è ovunque primo partito, con un vantaggio che non scende mai sotto i venti punti. Il municipio più progressista è il 3 di Città Studi e Porta Venezia, dove la coalizione arriva al 60,1% e il PD al 32,7; il meno progressista è, contro l'intuizione, il municipio 1 del centro storico, fermo al 51,5, dove la componente moderata di Forza Italia e della lista di centro pesa più che altrove. La periferia occidentale del municipio 7, fra Baggio e San Siro, è l'unica altra area sotto i venti punti di scarto.

Milano · 9 municipi

Napoli

A Napoli il campo largo non ha rivali — prevale in tutte e dieci le municipalità, con punte oltre il settanta per cento a Barra–Ponticelli e a Miano–Secondigliano — ma al suo interno il rapporto di forza è rovesciato rispetto al Nord: il Movimento 5 Stelle è primo partito in otto municipalità su dieci e tocca il 52,0% a Miano–Secondigliano e il 49,1 a Barra, mentre il PD conserva il primato soltanto sulla collina del Vomero, con il 31,7, e nella Chiaia–Posillipo borghese. Sono due elettorati sociologicamente opposti che alle comunali si ricompongono dietro lo stesso sindaco, ed è la ragione per cui a Napoli la scelta del candidato conta più della somma delle liste.

Napoli · 10 municipalità

Torino

Torino replica il modello milanese con margini un poco più stretti: il centrosinistra vince tutte e otto le circoscrizioni e il PD è sempre primo partito, ma la distanza fra il centro e la cintura settentrionale è netta. Nelle circoscrizioni 1, 4 e 7, fra Crocetta, San Donato e Vanchiglia, la coalizione sta fra il 58 e il 62 per cento, e nella settima è AVS a piazzarsi seconda davanti a Fratelli d'Italia, segno di un elettorato giovane e istruito; nelle circoscrizioni 5 e 6, fra le Vallette e Barriera di Milano, il vantaggio si dimezza a tredici e dodici punti, con FdI a un solo punto dal PD nella sesta.

Torino · 8 circoscrizioni

Bologna

Bologna resta la città più solidamente progressista fra quelle al voto: il centrosinistra è compreso fra il 59,1% di Santo Stefano e il 66,5 del Navile, e il PD è primo partito in tutti e sei i quartieri con il massimo assoluto delle sei città, il 40,7% di Borgo Panigale–Reno. La geografia interna è quasi piatta e conferma un dato noto agli studiosi del voto emiliano, ossia che qui la differenza fra centro e periferia non produce il divario politico che si osserva altrove: i quartieri popolari del Navile e di Borgo Panigale sono più a sinistra del centro storico, non meno.

Bologna · 6 quartieri

Palermo

Palermo è il caso che merita più attenzione, perché il divario fra le due chiavi di lettura è massimo. Il centrosinistra è avanti in tutte e otto le circoscrizioni, dal 52,6% di Pallavicino–Mondello al 67,9 del Centro Storico, ma il primo partito è il Movimento 5 Stelle in sette circoscrizioni su otto, con il 37,3% a Brancaccio–Oreto–Settecannoli e il 34,7 a Villagrazia–Falsomiele; il PD è primo soltanto al Politeama, il quartiere borghese della città. Ne discende che la vittoria del centrodestra al primo turno nel 2022, con Lagalla al 47,6%, va imputata quasi per intero alla divisione del campo avverso in tre candidature, e non a un rapporto di forza sfavorevole nel voto di lista.

Palermo · 8 circoscrizioni

Vale la pena ripetere che si tratta della proiezione del voto politico sul territorio comunale, non di una previsione delle comunali: alle amministrative il nome del candidato, le liste civiche — che nelle grandi città valgono spesso fra il dieci e il venti per cento — e l'eventuale ballottaggio riscrivono buona parte di questi rapporti. La mappa misura il terreno di partenza sul quale le candidature si costruiranno, e il divario fra coalizione e primo partito indica dove quel terreno è più mosso di quanto la somma dei blocchi lasci intendere.